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Cos'è l'EMDR?

Il trauma superato si sposta in un’altra parte del cervello (leggi l’articolo)

L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un trattamento psicoterapeutico scoperto nel 1989 dalla psicologa Americana Francine Shapiro. Utilizzato in origine per alleviare lo stress associato ai ricordi traumatici, ha ricevuto negli anni abbondanti supporti clinici coinvolgendo psicoterapeuti, ricercatori della salute mentale, neurofisiologi. Oggi è considerato il trattamento evidence-based per il DSPT (Disturbo da stress Post Traumatico), validato da più ricerche e pubblicazioni di qualunque altra psicoterapia nel campo del trauma. È approvato dal nostro Ministero della salute nel 2003. Gli aspetti vincenti dell’EMDR sono la rapidità di intervento, l’efficacia e la possibilità di applicazione a persone di qualunque età, compresi i bambini, come anche l’applicazione in gruppo.

La seduta

Inizialmente lo psicoterapeuta che ha ricevuto la formazione in EMDR raccoglie la storia del paziente, identificando con lui gli eventi che hanno contribuito a sviluppare il problema: attacchi di panico, ansie, fobie. Sono questi ricordi che verranno elaborati con l’EMDR. Il paziente viene invitato a notare i pensieri, le sensazioni fisiche e immagini collegati con l’esperienza traumatica, nel contempo il terapeuta gli fa compiere dei semplici movimenti oculari, o procede con stimolazioni alternate destra-sinistra. Tali stimolazioni hanno lo scopo di favorire una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali e si basano su un processo neurofisiologico naturale, simile a quello che avviene nel sonno REM (fase del sonno in cui si sogna). Dopo l’EMDR il paziente ricorda ancora l’evento ma sente che tutto ciò fa parte del passato ed è integrato in una prospettiva più adulta. Dopo una o più sedute i ricordi disturbanti legati all’esperienza traumatica si modificano: il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento, i pensieri intrusivi si attutiscono o spariscono, le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. Studi randomizzati controllati hanno dimostrato che nel giro di 3-6 sedute di ha da 77 al 100% di remissione del DSPT in vittime di traumi singoli, mentre occorrono almeno 12 sedute per vittime di traumi multipli.

Gli aspetti vincenti dell’EMDR sono la rapidità dell’intervento, efficacia e la possibilità di applicazione a persone di qualunque età.

Le conferme da studi di neuroimaging

La tendenza oppressiva a rivivere il trauma attiva le reti neuronali coinvolte nelle risposte legate alla paura, causando modificazioni in specifiche aree del cervello. Uno degli studi più recenti (2012) realizzato dal neuroscienziato Marco Pagani è il primo al mondo a dimostrare gli effetti in tempo reale di una terapia psicologica. La ricerca ha coinvolto dieci soggetti con grave trauma psichico e 10 controlli sani non traumatizzati. Con la tecnica della neuroimmagine funzionale si è dimostrato che esiste un cambiamento significativo nell’attivazione delle aree cerebrali dopo la terapia con EMDR, da regioni limbiche con una valenza emotiva elevata a regioni corticali con una valenza associata. In pratica, l’EMDR trasforma l’esperienza da emotiva a cognitiva, in cui diverse regioni cerebrali partecipano all’elaborazione dell’esperienza.

Come funziona

Attraverso un protocollo a otto fasi, l’EMDR sembra riattivare il normale processo di elaborazione, portando questi ricordi ad una integrazione nella memoria tale da condurre il paziente ad interpretare l’esperienza in modo costruttivo e positivo. Ciò che viene riprocessato, sono tutte quelle informazioni costitutive dell’evento traumatico che, in seguito a fenomeni dissociazione traumatica, rimangono isolate dal resto della rete mnestica neurale e private della integrazione con le altre presenti in memoria.

Il trauma, più che essere connesso in modo privilegiato al PTSD, sembra doversi considerare un elemento trasversale di parte significativa della psicopatologia (Bremner, Vermetten, Southwich, Krystal, Charney, 1998; Briere, 1997; Williams, Joseph, 1999; DSM-5, APA 2013). Secondo l’autore Van der Kolk esposizioni ripetute e cumulative sono un fattore di rischio per l’insorgenza di disturbi psichiatrici quali depressione e disturbo di panico, attaccando l’identità del soggetto e la prevedibilità del mondo. L’autore afferma inoltre come la patologia traumatica possa nascere non solo come reazione a eventi straordinari, ma anche eventi comuni e di minore intensità.

Attualmente il paradigma utilizzato in modo euristico per spiegare gli effetti terapeutici dell’EMDR è il Modello di Elaborazione Accelerata dell’informazione elaborato dalla ricercatrice Francine Shapiro. Il modello è stato sviluppato per spiegare la rapidità con la quale erano raggiunti i risultati terapeutici, attraverso la costante applicazione della procedura in ambito clinico. L’AIP suppone l’esistenza nel cervello di un sistema di elaborazione dei dati, che assimila nuove esperienze in memoria in reti mnestiche già esistenti; queste reti di memoria sono un insieme associato d’informazioni alla base di percezione, attitudini e comportamenti; così percezioni di situazioni attuali sono collegate a reti associative di memoria. Secondo questo modello, la patologia subentra qualora un’esperienza sia processata in modo inadeguato; questa, infatti, potrebbe restare ‘’congelata’’ nelle reti neurali, incapace di ricollegarsi alle altre reti che contengono le informazioni adattive, generando circuiti di memoria disfunzionali. Nel caso di un ricordo immagazzinato in modo disfunzionale, i diversi aspetti dell’esperienza sono frammentati e possono riattivarsi in modo del tutto involontario (con flashback, pensieri automatici, immagini intrusive ecc), assumendo quindi un carattere disadattivo (Fernandez, 2012).Secondo questa teoria il principio essenziale sottostante dell’EMDR è che ‘’esiste un sistema insito in ogni persona che fisiologicamente è in grado di elaborare le informazioni fino al raggiungimento di uno stato di salute mentale. Tale risoluzione adattiva comporta la liberazione dalle emozioni negative e l’attivazione di un processo di apprendimento, adeguatamente integrato e disponibile per usi futuri’’ (Shapiro, 2000). Quando un trauma o uno stressor sbilanciano questo sistema in qualsiasi momento della vita, intervenire con l’EMDR determina la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva conseguenti ad un cambiamento adattivo che avviene a livello neurofisiologico. Il terapeuta rappresenta solamente un facilitatore di un processo che il paziente gestisce in modo completamente autonomo. Si presume, cioè, che il paziente possieda potenzialmente tutte le risorse necessarie per rielaborare emotivamente e cognitivamente un evento traumatico.

I ricordi relativi al trauma vengono immagazzinati a livello percettivo, sensoriale, quindi difficilmente accessibili attraverso la narrativa. L ’ EMDR non utilizza la narrativa come strumento principale, e sembra avere un accesso più immediato ad immagini, odori, sensazioni.

La Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari, utilizzando i movimenti oculari o altre forme di stimolazione ritmiche destro/sinistra, sembra attivare il sistema innato di

elaborazione dell’informazione. Le prime ricerche effettuate con Tomografie Cerebrali (Levin, Lazrove, van der Kolk,1999) indicavano un’attivazione ridotta del lobo pre-frontale quando i soggetti erano esposti al ricordo traumatico, prima del trattamento.

Dopo tre sedute di EMDR si era riscontrato un aumento nel metabolismo del lobo prefrontale, che avrebbe potuto indicare che il lobo frontale aiutasse nell’attribuzione di significati ai nuovi stimoli sensoriali. L’EMDR può quindi aiutare a formare associazioni tra informazioni contenute nelle reti mnesiche facilitando nuovi apprendimenti.

Studi condotti con strumentazione PET (Van der Kolk, 2002) hanno dimostrato che l’intervento sul trauma con l’EMDR produce dei miglioramenti che si riflettono in una aumentata attivazione del cingolato anteriore e della corteccia pre-frontale sinistra, facendo ipotizzare, così, che durante la seduta di EMDR, avvenga un’integrazione delle funzioni corticali superiori con le strutture limbiche (amigdala, ippocampo) e che ciò aiuti l ’ individuo a discriminare tra le minacce reali e gli stimoli traumatici non più legati all’esperienza attuale.

L’attivazione della corteccia pre-frontale durante il trattamento con EMDR indica l’attribuzione di un significato alle emozioni legate al ricordo traumatico e questo sembra portare all ’integrazione del ricordo traumatico nel flusso della coscienza. I soggetti diventano così in grado di parlare del trauma senza esserne sconvolti e considerarlo un evento del loro passato.

A partire dagli anni ‘60 fino ad oggi, diversi studi, hanno dimostrato:
- l ’ esistenza di una correlazione tra i movimenti oculari e i cambiamenti del contenuto cognitivo (Antrobus, 1973;Antrobus , Singer, 1964);
- un rafforzamento della memoria episodica (Christman, Garvey, 2000);
- una diminuzione dell’emotività negativa relativa alla memoria autobiografica (Andrade,Kavanagh, Baddeley, 1997);
- una diminuzione nella vividezza delle immagini del ricordo (Andrade et al., 1997; Sharpley, Montgomery, Scalzo, 1996; van denHout, Muris, Salemink, Kindt, 2001).

Scoperte neurobiologiche, inoltre, avevano appoggiato l’ipotesi (Stickgold, 2002) che i movimenti oculari potessero attivare processi neurologici simili a quelli del sonno REM e ai suoi meccanismi di elaborazione delle informazioni.
Studi successivi e attuali hanno messo in evidenza che il sonno REM è associato ad un aumento del metabolismo limbico, e che aiuta la rappresentazione semantica di qualcosa che era disorganizzato nella memoria.

Dipendenze e Emdr (Knipe, Popky).

L’utilizzo dell’emdr è stato esteso anche al trattamento del disturbo da dipendenza da sostanze. In questo caso l’EMDR è stato ritenuto un trattamento efficace, rilevando l’associazione tra dipendenza da sostanze e DSPT o eventi traumatici nei soggetti che fanno uso di sostanze psicoattive (Shapiro, 1994). Un numero significativo di persone che cercano un trattamento per un disturbo da abuso da sostanze ha una storia di trauma nell’infanzia, nell’età adulta o entrambe (Zweben e Yeary, 2006).
la persona dovrebbe sottoporsi all’EMDR dopo essere passato attraverso il processo di dissuefazione o ina fase di stabilizzazione con agonisti ed è quindi auspicato dagli autori di proporre tale tipo di intervento in un contesto protetto, in modo da contenere l’eventuale attivazione del craving (Gentile et al., 2013). Il trattamento residenziale rappresenta un setting altamente desiderabile per l’EMDR, poichè le strutture di sicurezza sono più mirate per utenti instabili. L’EMDR può essere utile per le prevenzione delle ricadute, il rafforzamento della motivazione, l’individuazione e il riconsocimento dei triggers su cui lavorare.

Infine l’EMDR è utile per individuare e rafforzare risorse, già in possesso dell’utente.

La presenza di esposizione al trauma nei soggetti con abuso di sostanze è ben documentata (Peirce te al., 2008). La ricerca indica che tra il 22% e il 43% delle persone con disturbo post traumatico da stress fanno abuso di sostanze! nei reduci di guerra fino al 75% (Jacobsen et al., 2001).I pazienti hanno quindi difficoltà a mantenersi sobri e a guarire dai ricordi traumatici (Ford 2007). Il programma terapeutico con Emdr prevede il lavoro sui traumi, dopo sui fattori scatenanti, sui traumi che emergono man mano che migliora la dipendenza e sulla sensazione di astinenza.
Quando si sviluppa una dipendenza è maggiormente probabile che il numero di traumi ai quali è sottoposto l’individuo, cresca; pertanto l’EMDR è utile anche per trattare i traumi più recenti.

Indirizzo

Giardini Vittorio Veneto,34
Sanremo - IM

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