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Emergenza Coronavirus

<<il tentare non è la vetta, è la parte più nobile>> (Daniele Nardi)

Considerata la situazione nuova e inaspettata che noi tutti stiamo vivendo, volevo affrontare il tema del Coronavirus e del benessere psicologico. È chiaro come noi tutti siamo coinvolti in prima persona, in quanto si tratta di una emergenza che circonda e pervade la nostra realtà. La vita quotidiana ha subito considerevoli cambiamenti e la cosa che più ci può confondere e colpire è che si tratta di un “nemico invisibile”, che non possiamo vedere o toccare, ma che sentiamo essere comunque presente. Il fatto di non vedere e toccare con mano le conseguenze direttamente può portarci a sperimentare delle sensazioni di irrealtà e di stranezza, che sono assolutamente naturali.

Inoltre si tratta di un “nemico” che è arrivato da lontano, ne abbiamo sentito parlare per giorni come di un qualcosa di extra-europeo, che non ci interessava da vicino e che era il problema di un altro popolo. Con l’avanzare dei giorni ci si è resi più conto che non era così lontano come pensavamo tutti e ha cominciato a minacciare città relativamente lontane (per alcuni di noi) e poi è arrivato fino alla città in cui viviamo. Si è quindi passati a sperimentare curiosità e relativa indifferenza, fino alla paura ed il terrore.

Sicuramente la strategia migliore che possiamo mettere in atto è “occuparci” di questa emergenza: tutti noi possiamo mettere in atto azioni che ci autotutelano e proteggono gli altri. Anche quando siamo in casa e ci sembra di non fare nulla, è proprio così che ci stiamo prendendo cura di noi stessi e delle persone che ci circondano.

Detta così rischia di essere troppo semplificativa: sicuramente ognuno di noi deve fare i conti con le proprie emozioni e preoccupazioni. Potrebbe esserci capitato di sentirci più stanchi del solito e ci è sembrato quasi un paradosso perché pensiamo erroneamente di dover essere pieni di energie, dato che siamo a casa molto più di quanto fossimo abituati. Ma non dobbiamo ignorare che i pensieri e le preoccupazioni possono occupare la maggior parte del nostro cervello in questo momento: un seminario di aggiornamento EMDR che ho seguito in questi giorni (ovviamente on line) spiegava come la nostra mente in questi momenti sia paragonabile ad un computer, che per il 90% è impegnato da questi pensieri e ansie: ciò significa che dobbiamo continuare la nostra vita quotidiana con il restante 10%! Ecco spiegato perché possiamo esserci dimenticati di alcune banalità quotidiane, come attaccare la lavatrice o mettere il sale nella pentola della pasta. Tutto questo può essere assolutamente normale.

Non neghiamo mai le nostre emozioni: la paura, l’ansia, la rabbia, sono reazioni assolutamente umane e normali. Non dimentichiamo che le emozioni hanno sempre una funzione: l’ansia e la paura, ad esempio, possono permetterci di reagire in maniera adattiva e adeguata ad una situazione. Se ci sfuggono di mano però dobbiamo chiedere supporto e aiuto, perché è possibile riportarle in una “finestra di tolleranza”, che ci permette di stare meglio e di vivere le giornate con minore attivazione emotiva.

“è normale avere paura, non sappiamo come si evolveranno le cose, ma possiamo fare qualcosa oggi, ogni giorno, per fare sì che quando le cose cambieranno avremo tutte le energie per fronteggiare domani” (Giada Maslovaric, Psicoterapeuta, Facilitator e Supervisore EMDR).

Altri sintomi che possiamo sperimentare in questo periodo possono riguardare:

-la mancanza di sonno

-una ipoattivazione o spossatezza

-pensieri intrusivi, che sembra non riusciamo a gestire

-difficoltà nella concentrazione e nella memoria

-difficoltà a pianificare

-iperattivazione: possono esserci ondate di attivazione (o arousal), anche influenzate dalle ondate di informazioni mediatiche a cui ci esponiamo.

Cosa possiamo fare quindi per migliorare la situazione e provare a stare meglio?

scegliere due momenti al giorno per aggiornarci sui siti ufficiali

Scegliere i momenti della giornata da dedicare alle informazioni

Seguire i consigli delle norme igieniche

Non interrompere la propria routine per quanto possibile. Ancorarsi a ciò che c’è se è noto e prevedibile. Magari ci passa la voglia di fare alcune cose a casa, ma dobbiamo provarci.

Mangiare nel modo più regolare possibile, mantenere gli orari, curare la propria alimentazione.

Cercare di mantenere i contatti con le persone care, ovviamente rimodulando le attività e i modi. Facciamoci aiutare dalle nuove tecnologie (video-chiamate, telefono, Skype…). Se siamo abituati a prendere un caffè con un’amica nulla ci vieta di farlo a distanza!

E con i bambini?

È importante essere chiari con i bambini, senza sovraesporli a immagini e notizie che non sono adatte al loro livello di comprensione. Se abbiamo dei minori in casa dobbiamo spegnere le televisioni e radio, evitiamo che entrino immagini, suoni e testimonianze senza la nostra supervisione. Il rischio è che arrivino troppe informazioni che sono altamente traumatiche per loro, se non spiegate adeguatamente. Si consiglia di prendere un momento al giorno per ascoltare le loro domande, momento in cui possiamo commentare insieme quello che si è visto o sentito, nella maniera più tranquilla e chiara possibile.

I bambini devono continuare a fare i bambini. Giocare, fare i compiti, senza vedere sempre i volti spaventati di chi sta intorno a loro. Se un caregiver è spaventato (come giustamente a volte è) e ha una reazione di pianto o di panico, è importante che nel momento in cui si calma spieghi al bambino cosa è successo. “Hai visto la mamma preoccupata perché è arrivata questa telefonata…la mamma in quel momento ha pianto un po’ perché ad ogni lacrima ha lasciato andare un po’ di paura e tristezza. Ora la mamma però sta bene e continuerà a prendersi cura di te”.

Dobbiamo sempre ricordare che i bambini sentono tutto ciò che avviene in casa e notano ogni nostro più piccolo cambiamento di umore. Dobbiamo perciò essere sempre chiari su quello che accade, spiegando loro con parole adeguate alla loro età e non sottraendoci mai alle domande che ci pongono.



Per mamme a papà nascenti:

chi come me e la mia famiglia sta attraversando questo momento sa che è un periodo unico a livello di emozioni.

Non ci sovraesponiamo a informazioni faticose e negative; cerchiamo di avere delle informazioni specifiche in momenti specifici.

È fondamentale trasformare il periodo di quarantena in momenti di cura e connessione profonda per il nostro bambino. È un tempo dilatato, molto diverso dalla routine frenetica a cui siamo abituati, ma possiamo sfruttarlo per connetterci con il nostro bambino.

Come? Ad esempio massaggi, rilassamento, yoga (anche con l’aiuto di video), esercizi di respirazione. Tutto questo nutrirà il benessere del nostro bambino.

È normale avere paura anche per i neo genitori, si pensa a come proteggere una nuova creatura. Se ci scendono delle lacrime va bene. Sono un po’ di sofferenza che defluisce, scarichiamo un po’ di tensione.

E non dimentichiamo che continuare a dedicare cuore testa e azioni alla cura del nascituro e di noi stessi fa sì che si rafforzi anche il nostro sistema immunitario.



In questo momento di emergenza mi rendo disponibile, a titolo gratuito, ad effettuare sostegno psicologico tramite telefono. Chi ne sentisse la necessità può contattarmi tramite mail e verrà richiamato (indicativamente tra le 11 e le 12 o tra le 16.30 e le 18).  

Indirizzo

Giardini Vittorio Veneto,34
Sanremo - IM

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